APPENA TRASFERITO

Mi ero da poco trasferito in una piccola cittadina alle porte di Torino, una di quelle cittadine nate per soddisfare la richiesta residenziale che la FIAT e il suo indotto negli anni ha portato nel capoluogo. Io arrivavo da un contesto molto diverso, un piccolo paesino di campagna, ma il lavoro mi aveva portato a trasferirmi. Per fortuna però la mia casa non era in uno di quelli squallidi condomini o villette a schiera ma in una cascina a due passi dal paese.

Il problema maggiore in queste cittadine è fare conoscenza con nuove persone. O meglio, allacciare nuovi rapporti. A differenza dei paesi qui la gente non si apre, non cerca legami. Quando si va al bar il rapporto maggiore lo si instaura con il barista, non con gli altri clienti, con i quali al massimo si riesce a fare due parole sulle cose più banali, “piove ancora” oppure “anche oggi caldo torrido”, sono le frasi più gettonate.

Per i bambini o i ragazzini sicuramente è diverso, la scuola e lo sport naturalmente fanno aggregazione, ma per uno della mia età, che da poco ho superato i trent’anni, è molto più difficile.

Avevo preso l’abitudine la sera di fare un giretto in bici o a piedi col cane tra le viuzze della cittadina, un po’ per cercare di ambientarmi nel nuovo contesto un po’ per vedere i miei “vicini”.

Fu così che una sera mentre camminavo pensieroso vidi con la coda dell’occhio dall’altra parte della strada passare una ragazza che correva. Alta, bionda, con i capelli legati in una coda alta e dei leggings che, quando mi voltai, mi permisero di ammirare quel gran culo che aveva. “Beh – pensai – almeno c’è figa in questo posto”. Anche se, ad onor del vero, non è che ve ne fosse così tanta. La cittadina sembrava essere composta solo da vecchi o giovanissimi, quelli della mia età non sembravano presenti.

Benché a pochi minuti di macchina vi fossero ben tre centri commerciali con i loro ipermercati, io preferivo far la spesa nel piccolo supermercato situato nel centro del paese. Aveva la giusta dimensione, un po’ di tutto, i banchi del fresco ma senza la dispersione dei grandi magazzini. Inoltre siccome il personale non era molto in poco tempo conobbi un po’ tutti, nel senso che quando ci incontravamo nelle file ci scambiavamo un rapido saluto o al massimo ci informavamo reciprocamente su come stessimo. Ma tra di loro pian piano instaurai un rapporto con una cassiera.

Non era alta, anzi, capelli neri lunghissimi che arrivavano a sfiorarle le natiche, occhi neri che ti penetravano e due belle labbra carnose. Fin dal primo giorno che la vidi la considerai molto affascinante, anche se la tenuta del supermercato di certo non rendeva giustizia al suo corpo, anzi. Nel frattempo tra una parola e l’altra scoprii che si chiamava Roberta, ed aveva pochi anni meno di me.

Mi ero quasi deciso a chiederle di andare a bere qualcosa quando una sera la vidi smontare di turno. Evidentemente doveva andare da qualche parte perché si era cambiata e quasi non la riconoscevo. Stavo entrando al supermercato mentre lei usciva, stivaletti al ginocchio con un tacco discreto che la slanciava, un vestitino blu in raso che mi permise finalmente di ammirarne le forme. Il décolleté si apriva fino in mezzo ai seni che già dalla maglietta rossa del supermercato avevo capito fossero sostanziosi, ma ora mi apparvero due grandi tette. Si era truccata, non eccessivamente, ma in modo che il trucco mettesse in risalto i suoi occhi ed un rossetto rosso scuro le sue labbra carnose.

Dovevo essere rimasto un po’ imbambolato a guardarla perché quando mi salutò mi riscossi imbarazzato “ciao Marco!” “ciao Roberta – risposi mentre le mie guance arrossirono leggermente – come stai?” Lei naturalmente si era accorta che mi ero bloccato a guardarla, e con un sorrisetto mi disse che stava bene e che stava per uscire con le sue amiche. Io ero, come quasi sempre mentre andavo al super, sporco e vestito da lavoro. Mi pentii di non essermi lavato e cambiato prima di uscire ma allo stesso tempo pensai che in fondo lei mi aveva quasi sempre visto così, quindi poco cambiava.

Decisi che questa era l’occasione per chiederle di uscire, ma lei mi precedette “non è da tanto che ti sei trasferito qui, vero?” “no, poco più di un mese – risposi io “lo immaginavo, non ti avevo mai visto e invece ultimamente vieni spesso da noi!” “eh si, mi trovo bene, oltre ad essere vicino a casa quando vengo spesso trovo anche te, ed è un motivo in più per venire!” ecco, pensai.

Con questa te la sei giocata, brutto stupido, che battuta del cavolo. Invece con mia somma sorpresa lei ridacchiò compiaciuta. “Ah si? Sono uno dei motivi che ti fa venire qui?” “ecco… ehm… si” risposi rosso in volto. “beh, grazie… – disse lei – ne sono felice! Ti direi quasi di venire a bere qualcosa con noi ma è una serata tra amiche!” “No vabbè, non ti preoccupare, inoltre come vedi sono ancora sporco da lavoro e mi ci vorrebbe un po’ a prepararmi!” “mmm… potremmo fare un’altra sera però, che ne dici?”.

Quasi non ci credevo, cioè, speravo che se l’avessi invitata a bere qualcosa mi avrebbe detto di si, ma non pensavo che sarebbe stata lei a proporlo. Il mio stupore e la mia felicità dovevano essere evidenti, perché lei ridacchiò mentre le risposi di si, volentieri. Ci accordammo per il giovedì, visto che lei finiva presto ed il giorno dopo sarebbe stato il suo giorno libero. Ci salutammo e lei si avviò verso la macchina. Mentre stavo entrando nel supermercato mi voltai ancora a guardarla, e così vidi che aveva anche un gran bel culo, sembrava sodo e sostanzioso e ancheggiando riempiva bene il vestito. In quel momento lei si volto è naturalmente si accorse di dove era puntato il mio sguardo, ma ridacchiò e sorridendo mi salutò ed entrò in macchina.

Non riuscivo a crederci, ero veramente felice. Giovedì l’avrei portata a bere qualcosa… oh, cazzo! mi resi conto che non ci eravamo scambiati i contatti!

Lei stava facendo manovra in quel momento, aspettai che mi passasse con la macchina davanti e vedendomi accostò e abbassò il finestrino “ripensamenti? – disse ridacchiando “No – dissi io – solo che non ci siamo scambiati i numeri e non so come trovarti!” “Hai ragione… facciamo così, che sono già in ritardo e le mie amiche mi ammazzano… ci troviamo giovedì alle 10 qui davanti, che ne dici? Decidi tu dove andare, basta che non sia qui in paese, portami in città! Scusa ma devo scappare!” e così mentre mi salutava ancora uscì dal posteggio.

Mentre finalmente feci la spesa, dimenticandomi metà delle cose, pensavo a dove portarla. Inoltre quando pochi minuti prima l’avevo fermata in macchina avevo avuto una visione delle sue tette dall’alto, che essendo in quel momento compresse dalla cintura di sicurezza schiacciavano il vestito quasi fuoriuscendo… cazzo, pensai, quanto avrei voluto metterle una mano sotto al reggiseno e palpargliele!

I giorni passarono lenti. Per la location optai per un locale a Torino lungo il Po. È un locale molto carino, ci sono degli angoli più intimi dove si può parlare sorseggiando un drink e guardando lo splendido panorama della città illuminata che si specchia sulle acque del fiume ma anche una zona dove si può ballare. Sperai di aver fatto la scelta giusta per i suoi gusti.

Finalmente arrivò giovedì sera. Era estate, quindi scelsi una camicia di lino color sabbia, un paio di pantaloni di cotone verde scuro abbastanza aderenti che mettono in evidenza il culo, che mi sono sempre vantato di avere decisamente bello, ma anche il pacco. Niente di impressionante quello, nella media, ma con i giusti pantaloni avevo capito che si poteva far risaltare.

Salii sulla mia Alfa che per l’occasione avevo tirato un po’ a lucido (normalmente è l’opposto, lavorando in campagna non è facile tenerla bene) e mi diressi verso l’appuntamento. Quando arrivai e vidi il piazzale vuoto il primo pensiero fu che Roberta poteva non venire, ma dopo qualche minuto un paio di fari di una punto si avvicinarono, era lei.

Quando scese non potei che ammirarla. Aveva una gonna a portafoglio grigia a metà coscia ed un paio di stivali anch’essi grigi simili a quelli di qualche giorno prima ma con un tacco un po’ più fine. Sopra, una leggera camicetta bianca con qualche bottone aperto completava il risultato. I capelli erano raccolti in una lunga treccia spiga, ed un rossetto marrone esaltava quelle bellissime labbra.

Le andai incontro e lei sorridendo accorgendosi del mio sguardo mi diede due baci e poi chiese divertita “allora, dove mi porti?” a quel punto decisi che toccava a me tenerla un po’ sulle spine, dato che nemmeno mi aveva dato il numero di telefono, e così le dissi che l’avrebbe scoperto di lì a poco e le aprii elegantemente la portiera della macchina e la feci entrare. Salii anche io e mi avviai verso il locale. In quel quarto d’ora di macchina parlammo del più e del meno, commentando le canzoni che trasmetteva Radio Deejay e ridacchiando per qualche battuta.

Al locale un cameriere ci fece accomodare al tavolino che avevo prenotato, proprio lungo il fiume ed in un angolo abbastanza riservato. Lei rimase qualche secondo ad ammirare il panorama e poi sorridendo mi disse che non c’era mai stata in quel posto e che le piaceva molto. Ordinammo due drink, e siccome lei mi disse di scegliere io ordinai due negroni. Ero indeciso, il negroni è un cocktail tosto, non a tutti piace, ma come avevo intuito lei mi disse invece che avevo indovinato il suo cocktail preferito. Brindammo e chiacchierando in poco tempo mi ritrovai ad ordinare un secondo giro, un terzo ed infine un quarto.

A quel punto eravamo entrambi abbastanza su di giri, gli argomenti di discussione erano passati dal lavoro, io le avevo spiegato che allevavo cavalli da corsa e lei affascinata mi chiedeva un sacco di dettagli e curiosità, allo spettegolare sulle altre coppie o comunque sugli avventori del locale, ridendo entrambi parecchio. Quando anche l’ultimo cocktail fu finito le chiesi se ne voleva un altro o se per caso le andava di andare a ballare un po’. Essendo che i quattro negroni avevano già fatto aumentare abbastanza il tasso alcolico lei mi disse che sarebbe stato meglio andare a ballare per muoversi un po’ e riprendersi, così andammo in mezzo alla pista e cominciammo a ballare.

Anche a me i quattro cocktail avevano fatto un certo effetto, soprattutto perché a cena non avevo quasi mangiato perché ero un po’ agitato, così con la testa che girava leggermente mi avvicinai un po’ di più a Roberta che gradì la cosa e si avvicinò anche lei per ballare corpo a corpo. Mentre ballavamo notai che diversi ragazzi la guardavano con uno sguardo da lupi affamati, ma non me ne curai e con disinvoltura mi misi a ballare mettendole le mani sui fianchi. Lei apprezzò, si girò e si mise a ballare appoggiando il culo a me.

Il mio cazzo che già era abbastanza sul chi va là reagì immediatamente e lei se ne accorse perché aumentò il ritmo del movimento. Si girò di nuovo e mi ritrovai quelle tette che tanto mi avevano provocato che mi premevano sul petto, così la attirai ancora di più a me mettendole le mani sul culo e stringendolo. Era bello sodo, esattamente come mi aspettavo. Fu in quel momento che lei ballando alzò le mani sopra la testa ed io notai una cosa che finora mi era sfuggita, in effetti non sono un grande osservatore di queste cose.

All’anulare della mano sinistra portava un fine anello con un piccolo brillante… ma… non era la posizione degli anelli di fidanzamento? Dovetti irrigidirmi perché lei lo noto e seguendo il mio sguardo capì cosa avevo notato. Al che… scoppiò a ridere di gusto.

Io non capivo e dovetti attendere che il suo attacco di ilarità, probabilmente accentuato dall’alcool, finisse per capire qualcosa. Allora lei si avvicinò al mio orecchio ed io mi abbassai leggermente per poter sentire cosa voleva dire: “eh si, finalmente l’hai notato! Scusa se non ti ho detto niente prima, ma a dir la verità pensavo fosse evidente. Sono fidanzata, e domenica mi sposo! – io sbiancai, onestamente frastornato, ma lei riprese – sabato quando ci siamo visti stavo andando al mio addio al nubilato!” disse ridendo.

Io non riuscivo a capire bene la situazione e tutto quello che mi uscì fu un “ma quindi….” lei però riprese “si, però è da quando vieni al super che ti ho notato, e ho visto come tu mi guardavi… e poi l’altra sera ci siamo incrociati proprio mentre stavo andando all’addio al nubilato… ero indecisa sul da farsi, per quello subito ti ho detto di uscire ma senza darti il mio numero e senza concordarsi sul dove. Ma tu sei stato svelto a chiedermi di organizzare meglio e così ho capito che fosse destino passare questa serata… beh… ecco… spero non ti dispiaccia ma… vorrei considerarla un secondo addio al nubilato!” io ero esterrefatto, la mia mente annebbiata dall’alcool stava cercando di assimilare tutto.

Nel giro di qualche secondo mi ripetei ciò che aveva detto, lo realizzai, poi passai alle cose più pratiche “mah… non hai paura che lui lo scopra?” “no – disse – lui ha un giro di amicizie a Pinerolo, non frequentano praticamente mai Torino, quindi è impossibile che venga a sapere di qualcosa da altri! E lui adesso è a casa con degli amici a giocare alla play, mentre pensa che io sia uscita con la mia amica Stefania!”. Io riflettei mezzo secondo, poi feci l’unica cosa che mi pareva sensata in quella situazione.

Lei aveva ancora le labbra vicino al mio orecchio, perciò non feci altro che spostarmi leggermente e la baciai. Lei lì per lì rimase sorpresa, non si aspettava una mia reazione così immediata. Ma durò poco, le sue labbra si schiusero e sentii la sua lingua che si avvicinava alla mia, intrecciandosi in una giocosa danza. Nel mentre la mia mano era tornata sul suo bel culo e lo stringeva forte. Fu un bacio lungo e appassionato, quasi paradossale per quella situazione. Poi quando finì ci guardammo entrambi sorridendo, non c’era bisogno di dire altro.

Riprendemmo a ballare, e questa volta la nostra danza fu molto più erotica. Quasi ci dimenticammo di essere in mezzo ad una pista, lei muoveva sensualmente il suo corpo contro il mio, lo strusciava, scendeva e risaliva. Il suo seno contro il mio corpo era come fuoco, non resistevo più, avrei voluto strapparle la camicetta; lei sembrò capirlo, probabilmente il mio sguardo si era fissato lì, e con un sorrisetto la sbottonò di un altro paio di bottoncini. A quel punto era praticamente aperta fino a metà, a malapena copriva metà reggiseno. Bianco, in pizzo, quasi totalmente trasparente. Non ce la facevo più, il cazzo mi faceva male da quanto era duro e costretto in quei pantaloni, e più lei si strusciava e più avrei avuto voglia di prenderla lì, sulla pista.

Abbracciandomi portò di nuovo le labbra al mio orecchio e mi chiese se sapevo dove fosse il bagno, io le dissi di si e la accompagnai.

Quel locale aveva quattro bagni, due per gli uomini e due per le donne e quando arrivammo vedemmo tre porte chiuse ed una aperta, ma al momento nessuno in coda. Lei mi guardò un secondo, poi ridacchiando mi prese per mano e mi trascinò nel bagno aperto. Era una toilette ampia, pulita (dopotutto era un locale abbastanza di classe), con un piano in marmo verde per il lavandino.

Come entrammo lei non indugiò nemmeno un secondo, chiuse la porta a chiave e avventandosi su di me mi baciò. Io riportai una mano sul suo culo, ma questa volta la feci scendere fino a sentire le sue cosce nude, la pelle liscia, la gamba tonica e non magrissima, praticamente perfetta per i miei gusti. La feci scorrere sulla coscia, sotto alla gonna, fino a poter palpeggiare quel suo stupendo culo. Lei mi baciò con maggiore intensità, una sua mano sul mio petto, a slacciare i bottoni della camicia.

Io colsi immediatamente l’esempio e portai l’altra mano sotto la sua camicetta, a palparle le tette. Cazzo che belle. Sode, tonde, il reggiseno senza imbottitura le sosteneva senza però cambiarne la forma, in pochi secondi le sbottonai gli ultimi tre bottoncini rimasti. Poi spostai la mano veloce ed esperta dietro alla camicia, e con un rapido ed unico movimento aprii tutti e tre i gancetti, poi tornai davanti e lo sollevai, per poter ammirare le tette. I capezzoli apparvero già turgidi, l’areola intorno grossa e rosa, non mi trattenni dal succhiarle il capezzolo sinistro, mentre con la mano tormentavo l’altro e le palpavo la tetta.

Succhiai e mordicchiai, la sentii ansimare, ed i capezzoli si fecero ancora più turgidi. Mentre stavo facendo ciò l’altra mano che era ancora sotto alla gonna si spostò sul culo, trovò il filo del perizoma scese, lei ansimava ancora, mi aveva preso la testa fra le mani e me la teneva premuta sulla tetta. La mano scese, fino a raggiungere la sua calda figa. E lì ebbi una piacevolissima ed inaspettata sorpresa.

Il perizoma era composto da tante piccole perle che le entravano tra le labbra della figa, che bagnata com’era le rendeva scivolose al tatto. Lei mi guardò e sorrise, ed io passando la mano davanti cominciai a giocare con le perle tra le sue labbra e sul clitoride. Lei ansimò, ma non mi fece continuare; cominciò a baciarmi sul collo, poi scese sul petto, arrivò ai miei capezzoli mordicchiandoli, mi fece impazzire… poi scese, mentre la sua mano aveva già sfilato la cintura e cominciato a sbottonarmi i pantaloni. La lingua scorreva sul mio ventre, la mia eccitazione era alle stelle, il cazzo stava esplodendo.

Finalmente finì di sbottonare i pantaloni, li tirò giù fino alle caviglie insieme ai boxer e così si ritrovò la verga dritta che le puntava il mento. Non ci pensò molto, con un unico gesto lo prese in una mano e avvicinandosi se lo portò alle labbra. Leccò la cappella, emisi un gemito, mi guardò, mi sorrise, poi improvvisamente lo prese in bocca fino alle palle. Non mi aspettavo una mossa così feroce, lo tenne così, fino in gola, per qualche secondo, io non potei far altro che spingere ancora di più dentro di lei. Poi tornò a guardarmi e prese a succhiarmelo forte, scorrendo su e giù sull’asta mentre con la mano mi accarezzava i testicoli, io gemevo, fortunatamente ero appoggiato al piano del lavandino perché dal godimento le gambe quasi mi cedevano.

Era brava, molto brava. La sua lingua accarezzava la cappella e la sua bocca scorreva sul mio cazzo come un cilindro di una macchina accoglie il pistone. Veloce, con forza, accompagnando il movimento con la mano… stavo per esplodere, lei lo intuì diminuì il ritmo, si mise a leccare il glande, a stuzzicare il frenulo, era una deliziosa tortura. Ma a quel punto avevo voglia di scoparla, di ficcarle il cazzo in quella bella fighetta bagnata che avevo sentito prima, feci per tirarla su ma lei non volle, mi guardò sorridendo e mentre continuava a segarmi mi disse che per quello c’era tempo dopo, ora mi sarei dovuto accontentare.

Beh… diciamo che mi arresi facilmente, perché lei riprese a spompinarmi con foga. Era evidente che lo faceva con passione, che le piaceva. Alternava momenti di foga e velocità a momenti di leccate più dolci. Poi aumentò ancora la velocità, una mano stringeva il mio cazzo accompagnando la bocca dalla quale colava un po’ di saliva ed emetteva dei suoni strozzati a causa della penetrazione profonda in quella stupenda bocca. Nel mentre l’altra mano stimolava le palle, accarezzandole e massaggiandole; le strinsi la treccia tenendola a me, volevo esploderle in bocca, ma anche lei era di quell’intenzione perché manco ci provò a togliersi quando gemetti di più e tremando per l’orgasmo le venni in gola.

Lei non smise, continuò per qualche secondo alla stessa velocità, spremendomi fino all’ultima goccia, poi lo prese nuovamente tutto in bocca, fino ai coglioni, e mentre se lo sfilava con la lingua lo ripulì bene, leccandolo tutto. Io ero estasiato, con il fiatone, lei si alzò e sorridendomi cominciò a risistemarsi; dopo qualche attimo anche io cercai di ricompormi, anche se avevo veramente voglia di scoparla. Ripensai a quello che era successo, e al fatto che da lì a tre giorni si sarebbe sposata… cazzo che troia. Beh, non sarei stato di certo io a rovinarle questo suo addio al nubilato personale, e non era nelle mie abitudini giudicare più di tanto. Mi rinfrescai la faccia al lavandino e lei fece altrettanto, poi mi guardò e mi baciò.

Quando uscimmo dal bagno due ragazze ed un ragazzo erano in coda e ridacchiarono vedendoci, io diventai immediatamente rosso ma Roberta non parve farci caso e prendendomi per mano mi portò verso il bancone “ascoltami bene – mi disse – ora beviamo un altro negroni, balliamo un po’ così hai tempo per riprenderti e poi mi porti da qualche parte dove non ci sia nessuno in collina che voglio che mi scopi”. A dir la verità non ci sarebbe stato bisogno di aspettare, solo a sentire quelle parole così decise il mio cazzo stava cominciando nuovamente a premere sui pantaloni, ma acconsentii al suo programma e così lasciammo il locale dopo una mezz’oretta e un po’ di ballo ancora più spinto di prima.

Non sapendo esattamente dove portarla, presi la strada che saliva verso la collina da dietro la Gran Madre, una delle chiese di Torino. Non sapevo se ci sarebbero stati posti adatti e cominciai a preoccuparmi quando dopo qualche minuto non ne avevo trovato nessuno.

Roberta era silenziosa, mi girai a guardarla e nella penombra mi accorsi che pareva trepidante, per nulla pentita di ciò che stava per fare. Le misi una mano tra le cosce, la sua pelle era veramente bella, liscia e setosa. Merda, avevo veramente voglia di lei. Vidi una stradina sterrata sulla sinistra, la presi sperando che non finisse davanti ad un cancello. Per fortuna non fu così, procedetti per altri duecento metri fino a quando la stradina finì perché da lì cominciava un sentiero che portava nel bosco. Spensi motore e luci e scesi dall’auto, girandole intorno per andare ad aprire la portiera del passeggero da cui uscì Roberta guardandosi intorno ed esclamando “wow!”.

In effetti era veramente un bel punto, il bosco fitto si apriva intorno alla macchina, creando una piccola radura erbosa di una quindicina di metri di diametro, il tutto illuminato della luce della luna quasi piena. Io non dissi niente, presi la sua mano e la attirai a me, baciandola nuovamente, con una mano dietro al suo collo. Ci baciammo dolcemente per parecchi secondi, le lingue che si intrecciavano in bacio dolce e appassionato, quasi in contrasto con tutto il resto della serata. Poi ci staccammo e ci guardammo negli occhi; durò un paio di secondi, dopodiché le sfilai la camicetta con foga, lei ridacchiò e mi assecondò togliendosi lei stessa il reggiseno.

Cazzo, aveva veramente un bel fisico. Non era troppo magra, aveva le curve al posto giusto, i fianchi stupendi, e quelle tette mi facevano impazzire. Ripresi a palpargliele e succhiargliele, misi la testa fra le coppe, le strinsi attorno a me, poi le leccai tutte fino ad arrivare con movimenti a spirale al capezzolo sinistro; a quel punto lo stuzzicai con la punta della lingua, per poi succhiarlo con forza mentre lei emetteva gemiti di piacere. Mentre la lingua cominciava a scendere una mano rimase saldamente su una tetta l’altra invece si portò sul culo. Stavo per sfilarle la gonna quando invece ci ripensai, gliela sollevai sopra all’inguine mentre inginocchiandomi la baciai sul monte di venere, volevo scendere e a malincuore lasciai la tetta, potei così abbassarmi, la mia lingua scese sulle cosce, volevo torturarla un po’ prima di darle quello che desiderava.

Tornai di nuovo al suo seno, poi la sollevai prendendola da sotto al culo e la misi sul cofano della mia Alfa, proprio sul bordo, così potei inginocchiarmi nuovamente e allargandole le gambe questa volta andai diretto verso quella bellissima fighetta depilata. Aveva le labbra piene, quasi gonfie, già mi immaginavo che doveva essere fantastico scoparla, ma prima volevo ricambiare il favore. Senza spostare le perle del perizoma che le passavano proprio in mezzo insinuandosi dentro, la leccai prima esternamente, poi andai verso il centro, la mia lingua sentiva le perle, potevo giocarci per aumentarle il piacere.

Era bagnatissima, adoravo il suo sapore. Cominciai a succhiarle con forza un labbro, poi insinuai la lingua dentro di lei, e salii verso la zona del clitoride. Spostai le perline con un dito e cominciai a stuzzicarlo con la lingua, muovendola velocemente in senso circolare; lei ansimava, così presi a succhiarlo, poi tornai a stuzzicarlo con la punta della lingua, questa alternando movimenti rapidi verticali ed orizzontali.

La sentivo fremere sotto di me, tremare e gemere. Tornai alle grandi e piccole labbra, poi dolcemente le inserii un dito, lei gemette ancora. Risalii al clito mentre un secondo dito e poi un terzo si facevano largo nella sua fighetta, stuzzicandola dall’interno e muovendosi dolcemente dentro-fuori. Alternavo la stimolazione al clitoride con la lingua al leccarle le labbra, lei gemeva sempre di più, ed io succhiavo e leccavo con sempre maggior godimento e impegno, perché il sentirla godere così mi eccitava moltissimo. Poi mentre le succhiavo con forza il clitoride mi prese la testa tra le mani e la spinse ancor più verso di se, un po’ come avevo fatto io prima, anche se non penso che l’avesse fatto consciamente per farsi ricambiare il favore, ed io continuai a succhiarle il clitoride e muovere sempre più velocemente le dita mentre lei venne urlando ed abbandonandosi sul cofano.

Dopo qualche secondo in cui mi riposai la lingua e la mascella avevo intenzione di riprendere, ma lei non me ne diede modo. Si tirò su e mi sfilò la camicia, allora io velocemente mi tolsi le scarpe e slacciandomi i pantaloni li sfilai del tutto. La serata era calda, e l’erba fresca sotto ai piedi era piacevole. La mie erezione era di nuovo dura e consistente e lei guardandola la prese tra le mani e si inginocchiò cominciando di nuovo a succhiarmelo. Era veramente brava, perciò la lasciai fare per un paio di minuti, godendomi quella bocca fantastica, ma avevo voglia di scoparla, ancor di più ora che ce l’avevo praticamente nuda davanti agli occhi. Le presi le mani e la tirai su.

La baciai nuovamente, e mentre le nostre lingue roteavano le tirai su una gamba appoggiandola al parafanghi, lei si strinse a me, e mentre ci baciavamo e la guardavo in quei profondi occhi neri appoggiai il cazzo a quella fessura bagnata e leggermente aperta per la posizione. Come lo sentì lei gemette, stavo per metterlo dentro quando mi resi conto che era molto meglio data la situazione mettere il preservativo, così mi inginocchiai ancora una volta approfittandone per succhiarle ancora il clitoride e nel mentre presi dalla tasca dei pantaloni a terra uno dei profilattici che mi ero portato.

Lo indossai alla cieca guidato dall’esperienza mentre continuavo a leccargliela, cosicché quando mi rialzai lei non se ne era accorta, ma vedendolo mi disse che non ce ne era bisogno perché prendeva la pillola. Non importa, pensai, meglio così comunque, dopotutto l’ho appena conosciuta; così la ignorai e tornai ad appoggiarglielo sulla fregna, accanto alle perle del suo perizoma, ma questa volta non mi fermai. Con un movimento lento ma continuo glielo misi dentro; era veramente calda e bagnata, non feci alcuna difficoltà. Lei ansimò, io la sostenni prendendole il culo con le mani e stringendolo, poi abbassai la testa e le succhiai le tette.

Lei ansimava sempre di più, e le mie spinte cominciarono a prendere un ritmo più regolare. Le presi la gamba che appoggiava sul paraurti tenendola sul mio gomito e la alzai ancora di più, aiutandola a stare in piedi tenendola con l’altro braccio. In quella posizione potevo penetrarla a fondo e con forza, andai avanti variando la velocità, e sentendo che i gemiti aumentavano aumentai anche il mio ritmo, prendendola con forza fino a quando non venne in un orgasmo liberatorio.

Sentendo che le mancavano un po’ le forze le lasciai delicatamente la gamba e la distesi completamente sul cofano, aprendole le gambe. Io dovetti piegarmi sulle ginocchia per poter essere all’altezza giusta, il cofano della mia sportiva macchina non era tanto alto; le misi nuovamente dentro il cazzo, che nel frattempo era diventato duro come non mai. Da quella posizione potei vedere che condivideva quella bagnata fessura con le perline del perizoma, che probabilmente la stavano anche stimolando, dato che facevano lo stesso effetto sul mio membro. Aveva veramente le labbra del sesso molto carnose, e avvolgevano la mia verga dura in maniera perfetta. Dato che era appena venuta ripresi a penetrarla con dolcezza, quasi leggero, inserendo solo una parte del pene.

Piano piano aumentai il ritmo, ma senza spingerlo tutto dentro, lei aveva ripreso a mugolare, mi chiedeva di scoparla più forte, ma io non cedetti; muoveva il bacino per provare a prendere una parte maggiore del mio cazzo ma io mi tenevo sempre a quella distanza che faceva si che solo pochi centimetri entrassero dentro. Quando vidi che stava raggiungendo il limite della sopportazione le presi entrambe le gambe e misi le caviglie sulle mie spalle, mi inchinai un po’ in avanti in modo da avere l’angolazione perfetta e con un colpo di bacino le infilai tutto il cazzo dentro, spingendo forte.

Lei urlò di piacere, era esattamente quello che voleva “scopami, mettimelo tutto dentro e scopami forte” disse gemendo; fu esattamente quello che feci. La scopai con forza, sentivo la sua schiena che premeva sul mio cofano, lei gemeva mentre spingevo forte che le palle le sbattevano sul culo, ansimando anche io. Dovetti decelerare un attimo per riprendere fiato e riposare un attimo le gambe ché quella posizione leggermente accovacciata aveva fatto scaldare parecchio i muscoli. Ma dopo poco ripresi, deciso a farla venire ancora.

Prendendole le gambe dalle caviglie le sollevai il bacino, tenendole di fianco alla mia testa. In quella posizione le spinte erano micidiali, e sentivo le le entrava tutto ad ogni colpo, facendole muovere a ritmo anche le tette, regalandomi una visione stupenda.

E ad ogni colpo lei gemeva, sempre di più; mi pregava di non fermarmi, ed io così feci, fino a quando non esplose in un forte gemito ed un lieve tremore delle gambe che mi segnalò che era venuta. Adesso ero stanco anche io, quindi uscii un attimo e mi appoggiai alla macchina rifiatando. Lei si tirò su, mi guardò l’uccello incappucciato e osservandolo disse “ah, ma non sei ancora venuto!” “eh no – risposi – ora voglio prenderti come più mi piace…!” e così dicendo mi riavvicinai a lei, la presi per le mani e la feci scendere dal cofano, poi con rudezza la feci girare di spalle e la spinsi in giù mettendola a 90 e facendole appoggiare le mani sul cofano.

Le tirai su la gonna, avevo quel bel culo sodo davanti, mi sfiorò l’idea di prendere l’entrata posteriore ma poi non conoscendo i suoi gusti decisi di no. Senza indugiare oltre glielo misi dentro, la sua fighetta era ancora bagnata, pronta ad accogliermi; le presi i fianchi con le mani e li spinsi più in basso, in modo da farla stare con la schiena ben inarcata.

Ricominciai a stantuffarla con foga, sempre più forte. Le schiaffeggiai una natica con forza, il rumore si sentì netto lì tra gli alberi, lei emise un gridolino e spinse ancora di più il bacino verso di me assecondando il mio movimento. Io le vedevo il culo davanti a me, con le chiappe che sbattevano sulle mie cosce e vibravano a ritmo, ed il buchetto stretto dell’ano in mezzo. Non avevo idea se le sarebbe piaciuto, ma sfidai la sorte e sputando proprio sulla fessurina provai a forzarla lievemente con il pollice mentre continuavo a scoparla.

Lei lì per lì si bloccò un attimo, ma accorgendosi che non le stavo facendo male riprese a muoversi ansimando. Mi umettai ancora un po’ il pollice e questa vola lo feci entrare nel suo culo che successivamente scoprii essere stato completamente vergine, anche di semplici giochetti con le dita. Lei ansimò sorpresa, ma capii che le piaceva, così senza muoverlo tanto per evitare di farle male lo lasciai lì mentre la scopavo forte col cazzo nella figa che continuava ad essere bagnata come un piccolo laghetto. Sporgendomi leggermente di lato potevo vedere le tette che pendendo dal suo petto si muovevano come campane in festa, ed eccitandomi sempre di più la scopai sempre più velocemente, senza darle tregua.

Sentii che ero vicino ad esplodere, ma anche lei era di nuovo prossima ad un nuovo orgasmo, così tenendole il pollice sinistro nel culo con la mano destra le presi la treccia avvolgendola sulla mia mano e tirando leggermente, così che dovette tirare su la testa. Ciò la dovette eccitare particolarmente perché mentre durante il resto del rapporto quasi non aveva parlato in quel momento esordì “oh si, cazzo, sbattimelo dentro, così, non ti fermare ancora… scopami, stasera voglio essere scopata solo da te, mentre Andrea (immagino fosse il futuro marito) è a casa che si farà le seghe”. Anche io mi eccitai ancor di più a sentirla dire così, e senza pensarci le dissi “sei proprio una troia ma stasera sei la mia troia” “si, la tua troia… -rispose lei ansimando, oramai era completamente su di giri – sbattimi, sbattimi così, fammi venire ancora una volta”.

Io oramai ero preso bene da questo scambio e così le dissi, tirandola per treccia “domenica quando ti sposerai voglio che pensi a quanto sei stata troia stasera, a come ti sei fatta scopare da me e da come hai bevuto la mia sborra in quel bagno”, nel mentre la stavo di nuovo scopando al massimo delle mie spinte; lei col fiatone tra un gemito e l’altro rispose “si… ahh… si… anche volessi non potrei… farne… aaahhh… a meno di pensare… a questa sera e a come… ahhhhhh… mi hai scopataaaa” io sentendo quello non resistetti più, e dandole le ultime spinte col massimo della forza del mio bacino venni urlando, continuando a tenerla per la treccia e mettendole tutto il pollice contemporaneamente nel culo. Lei anche raggiunse nuovamente l’apice del piacere ed urlammo quasi assieme, in modo liberatorio.

Diedi ancora un paio di spinte delicate, mentre lo sperma finiva di uscire, poi tolsi delicatamente il dito dal suo culetto, ben sapendo che quello era un momento delicato, e lasciandole andare la treccia ed uscendo da lei la attirai a me, abbracciandola. Lei si girò e mi strinse, poi ci baciammo nuovamente, a lungo.

Dopo aver controllato che il preservativo non fosse bucato le presi una mano e feci qualche passo verso l’erba, era corta e fresca, e dato il caldo opprimente di quel periodo sommato a quello generato dallo sforzo fu molto piacevole sdraiarsi per terra. Roberta si sdraiò di fianco a me, la testa sulla mia spalla. Ci accarezzammo dolcemente, senza dire nulla, e guardammo il cielo stellato. Passarono così una decina di minuti, la brezza estiva era bella ma il contatto con con l’erba fredda ci spinse infine ad alzarci e rivestirci, sorridendo ma in silenzio. Poi ci scambiammo un ultimo bacio e rientrammo in macchina. Accendendo il motore l’autoradio ricominciò a trasmettere Radio Deejay e le simpatiche battute a sfondo sessuale dei conduttori del programma Dee Notte ci fecero ridere, anche ripensando a quello che era appena successo.

Il viaggio fino al posteggio del supermercato dove aveva lasciato la macchina fu relativamente breve e quando vi arrivammo entrambi avevamo raggiunto la consapevolezza che questa nostra parentesi non avrebbe avuto un proseguo. Quando lei cominciò con un “senti… riguardo a stasera… io domenica mi sposo e…” io la interruppi, dicendole che avevo capito benissimo la situazione, che lei voleva semplicemente prendersi una serata di libertà prima di un impegno grande come il matrimonio e che sarebbe finita lì. Lei mi sorrise “grazie, è stata davvero una bellissima serata, davvero. Non avevo neanche pensato ad una nottata così… così tanto intensa, ecco” “anche per me è stata una serata fantastica – risposi – e tu sei fantastica.

Ti auguro ogni bene per domenica e per il tuo futuro…”. Si, lo ammetto, la mia era stata una frase parecchio banale, ma non sapevo cos’altro dire in quella situazione. Lei mi sorrise e scese dalla macchina, e mentre richiudeva lo sportello mi disse “ci vediamo quando vieni a far la spesa! Notte!” e facendomi l’occhiolino se ne andò ancheggiando verso la punto. Io dopo aver aspettato che mettesse in moto la macchina per essere sicuro che fosse tutto a posto mi diressi verso casa, ripensando alla bellissima nottata appena passata ed accorgendomi che il cielo si stava schiarendo, era quasi l’alba.

 

Racconto di: JIB

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