LA LINGERIE IN REGALO

Quella sera rientrai a casa di Dom stanca. Lo trovai sbracato davanti alla tv. Il clima era calco,l’estate era appena iniziata ma si preannunciava bollente. 

– ciao

mi disse

– che vedi?

– niente di che, un telefilm

si voltò a guardarmi. La tshirt copriva appena un fisico scolpito dal lavoro dei campi. Mi piaceva avvolgermi il suo odore misto di lavoro e di grano. Non era bello, ma era maschio e gentile, mai violento.

– guarda che sul letto c’è un regalo per te

non me l’aspettavo, non era una giornata speciale.

– cosa hai comprato?

– vai, vedi, e poi scendi che t’aspetto

un tono sornione che conoscevo bene. Aveva voglia di scopare.

Salii in camera. Un pacco bianco con tanto di fiocco rosso. troneggiava sul letto. Non molto grande. Intuii che doveva trattarsi di lingerie. Scartai voracemente il dono. Una parure reggiseno e slip brasiliani neri, orlati, leggeri meravigliosi, poi trovai un paio ci calze velatissime nere ed un reggicalze dalla fascia larga liscia e con gancetti sottili. 

Non persi tempo. Andai in bagno feci una doccia veloce, mi depilai in fretta, e indossai quel completo. Feci attenzione a sistemare il mio pene piccolo e floscio in modo che non si vedesse più di tanto. Il reggiseno era una prima misura,la coppa piccolina la fascia larga. Mi guardai allo specchio: non male. Mi diedi un tocco di rossetto e, scalza scesi a farmi vedere da lui.

– wow sei bellissima

mi disse

– grazie, ma perché mi hai voluto comprare questa parure?

si alzò

– perché? semplice, perché voglio scoparti per bene, come non abbiamo fatto da tempo.

Lo sapevo – pensai

Mi avvicinai, mi prese i polsi, mi strinse a se. mi baciò sul collo e giocò con la lingua sul lobo dell’orecchio destro, mi faceva sentire femmina, mi accarezzava il sedere, con la mano s’infilò nello slip, l’indice iniziò a percorrere il solco tra i glutei. Il mio respiro iniziò a farsi affannoso, pesante.

– stamani

sussurrò nell’orecchio

– nella stalla di Beppe ho visto il suo stallone che montava la giumenta. Tu sei la mia cavalla.

Gli risposi allargando leggermente le gambe facilitando la sua ricerca della mia fica. Appena la individuò una fiammata di piacere mi percorse la schiena sino ad arrivare ad esplodere nel cervello. Si mise a roteare intorno all’alveo anale ed era un continuo riversarsi di piacere, ondate esplosive che s’infrangevano nel mio cervello. Ero paralizzata dal piacere volevo che continuasse a giocare con il suo dito nel mio buchini ma lui pensò diversamente uscì dalla delicata morsa degli slip si staccò e andò verso il mobile.

Capìì immediatamente aveva bisogno del gel lubrificante. Lo trovò in un cassetto, intanto mi ero girata di schiena, lui si avvicinò mi abbassò le mutandine e di cosparse la mano di gel. Infilò il dito tra le chiappe e trovò subito il buchino. Il dito pregno di gel era freddo mi chinai leggermente in modo da facilitare il suo ingresso, l’indice inizio a roteare attorno alla mia pseudo fica insaponandolo ben bene. Erano fiondate di picare che si riversamento come marosi. Poi mi penetrò seccamente. Lanciai un gridolino di piacere mentre lui simulò il ritmo della scopata. Mi inchinai ancora di più appoggiandomi al bordo del tavolo. Di rimando le dita diventarono due costringendo lo sfintere ad allargarsi

– ti voglio tutta

– anche io, tutto dentro di me

si fermò, sfilò le dita dal mio culo

– perché ti sei fermato?

lo sentii armeggiare

– continua ti prego

implorai

aspettavo di essere impalata, invece mi girò al fianco presentando davanti alla mia faccia il suo membro, scappellato, dal glande rosso fuoco, durissimo come il marmo di Carrara.

– E’ tuo

disse

Infoiata com’ero non persi tempo, aprii la bocca e lo ingollai tutto sino alla radice. Mi avvinghiai ai suoi fianchi e lo tenni stretto in gola più che potei. Sapeva di maschio, di sesso, averlo in bocca significava esserne la padrona. Era mio, tutto per me. Lo strumento del piacere. Lui la pensò diversamente.

Mi inginocchiai per poterlo lavorare meglio

– adesso ti scopo in bocca le tue labbra come quelle di una vera fica

mi disse sottovoce. Me lo aveva insegnato cosa significava. Avere le labbra leggere sul suo cazzo, una pressione delicata come quelle della vagina. Così lui poteva scoparmi al ritmo che preferiva. Così lo sfilai per riprenderlo sul glande tenendolo solo con le labbra. Lui mi bloccò la nuca, lo guardai mentre lui iniziò lentamente ad entrare, allargai la gola sembrava non finire mai. Finalmente il mio naso era a contatto con i suoi peli pubici. Si ritrasse per poi rientrare. Cercai di tenere le labbra derrate delicatamente, ripeté l’operazione. Respiravo a fatica con il naso, lui continuò impassibile. Iniziò ad aumentare la frequenza della penetrazione. I testicoli sbattevano rumorosamente sul mento. Sotto le mie dita sentivo i suoi fasci muscolari contrarsi

– ti scopo come una cavalla

disse godendo

gli risposi spostano una mano sui suoi testicoli. Erano grossi e duri. Sbrodolavo saliva dalla bocca, mentre il pseudo clitoride bagnava il pavimento. Rallentò nella sua marcia per poi riprendere con più foga

– ti voglio annegare con la mia sborra

il suo sperma era denso, bollente, amaro, viscido, delizioso per me che ero la sua femmina. Le prime volte non volevo prenderlo poi mi convinse sborrandomi in faccia a tradimento. Percepii il godimento che derivava dal suo liquido spermatico bollente a contatto con la mia pelle, sentirlo scivolare lentamente. Fu naturale per me, schiudere le labbra e farlo entrare per raccogliere in bocca le ultime gocce di sperma. Mi piacque al punto che non volevo più lasciarlo andare. Da allora, quando potevo, mi raccomandavo di farmi assaporare il suo «liquore» afrodisiaco.

Mi stava scopando e non so che intenzioni avesse. Volevo che mi regalasse un bello schizzo e poi una cascata di sborra. Invece si fermò.

– alzati

lo feci

– adesso girati e mettiti a mo di pecora che ti scopo per bene

lo feci e lui si prodigò a bagnare il membro con il gel lubrificante. Non perse tempo, Appoggiò la cappella sul buchino e entrò deciso. 

– mamma mia quant’è bello

gridai lui si ritrasse e come un accelerato rientrò dentro di me spingendo i miei neuroni in paradiso. Una volta che l’aveva infilato tutto dentro iniziò a roteare sui fianchi producendo un massaggio prostatico infinito e godurioso. Poi prese a pompare con un ritmo regolare.

– sei una deliziosa cagna in calore

– e tu mi scopi divinamente

ad ogni battuta di schiena andavo avanti e tornavo indietro scivolando sul suo cazzo e lui mi rimandava su. Si sentivano solo i nostri respiri affannosi e lo sbattimento delle palle sulle chiappe.

Si fermò di nuovo e lo sfilò. Mi sentii orfana del suo membro. Si buttò sulla poltrona il cazzo in tiro come un fuso, mi prese un polso e mi tirò a se

– monta in sella

non me lo feci ripetere, mi girai lui allargò le gambe in modo che potessi entrare tra le sue, gli presi il cazzo e mi girai in modo da dargli la schiena, mi chinai e indirizzai il suo palo verso il mio buchino. Trovatolo mi spinsi in giù. Entrò facilmente così poi continuare a scendere sino a che il culo venne a contato con il suo addome. Adesso ero io a dettare i tempi. Appoggiai le mani sulle sue cosce ed aiutandomi con il movimento delle ginocchia mi issai per poi riscendere. Ripetei l’operazione più volte. Il mio piccolo seno ballava sebbene fosse ancora costretto dentro alle coppe del reggiseno

– cavalchi molto bene

– me lo hai insegnato tu

infatti, fu lui a dirmi che potevo godere anche in questo modo lasciando al maschio il mero ruolo di sextoy.

Continuai a galoppare variando i ritmi. 

– sto per godere

disse ansimante

– no aspetta 

me lo sfilai dal culo, mi alzai e gli dissi perentoria

– scopami in bocca

– hai sete

– tanto

– siediti che ti disseto 

mi sedetti su pavimento appoggiando la schiena alla base della poltrona. Lui si pose davanti a me, le gambe allargate, il cazzo davanti alla bocca. Si segò per un attimo, gli scansai la mano per prenderlo tra le mie. Soppesai i testicoli. Sarebbe stata una inondazione a giudicare dalla grandezza delle palle. Aprii la bocca e me lo diressi tra le labbra. Lo presi delicatamente, lui entrò deciso. Voleva sborrare era chiaro, non ce la faceva più. Iniziò a penetrarmi con un ritmo lento. Sentivo l’odore dello sperma, dell’imminente eiaculazione. Infatti, la scopata aumentò di ritmo. L’addome iniziò a tremare leggermente

– godo

urlò

feci in tempo a farlo uscire dalla bocca ma non dalle labbra. Il primo schizzò colpì il naso, aprii la bocca e presi la cappella tra le labbra in modo che lo sperma non si disperdesse. Lui ad ogni fiotto dava una spinta, il cazzo entrava in una gola che era piena di sperma così da ricoprirsi ben bene. Come usciva le labbra lo ripulivano e la cosa andava avanti in maniera goduriosa per entrambi.

Poi si fermò.

Non mollai il membro

– è valsa la pena farti un regalo

lo guardai con il suo pene ancora in bocca e ancora duro.

Racconto di: porcupine

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